giovedì 9 febbraio 2012

Messico tra colori, musica e storia

Per la terza volta ho deciso di trascorrere le mie vacanze in Messico. Bhè, per i "puristi" lo Yucatan non è il "vero" Messico, ma io non credo sia proprio così. L'odore, i colori, i suoni anche qui riportano a sensazioni lontane e mai perdute, a racconti dal sapore mitologico che aiutano la fantasia a volare leggera. Playa del Carmen ti accoglie come un'isola felice. Certo dall'ultima volta che ci sono stata è praticamente raddoppiata, ma è solo come se ci fosse più spazio per fare esattamente le stesse cose: lo "struscio" sulla Quinta Avenida, lo slalom tra i ristoranti e i ristoratori/imbonitori, i balli per strada, la caccia alle "casse di cambio" più convenienti, i tour tra i negozi di improbabili souvenir.
La comunità di italiani trapiantati qui è davvero vasta, quasi un paese dentro un paese. C'è chi dice 13.000, c'è chi dice 16.000, tanti comunque, italiani che 16 o 13 anni fa, oppure anche solo lo scorso anno, hanno deciso di cambiare vita, mollare tutto, e cominciare una nuova avventura in Messico mettendo a frutto lo spirito pionieristico e imprenditoriale proprio del nostro Belpaese in un luogo in cui la professionalità viene ancora premiata, perché ce n'è tanto bisogno. E allora si va a pranzo dalla signora Laura, tra la 10 Av. e la 26 Calle, che fa le lasagne più buone che abbia mai mangiato (a parte quelle di mammà...), la pasta fatta in casa tutti i giorni, scuola di cucina italiana e con pochi pesos ti rifocilla a dovere in un baracchino cui non daresti due soldi. E la colazione si fa all'Isola Dolce, un localino sulla 26 Calle aperto un anno fa da una paio di ragazzi fiorentini che offre ottimi caffè e cappuccini e un assortimento di croissant e pasticceria freschissimi e da fare invidia ai migliori bar del centro di Roma, o di qualunque centro in Italia.
Qui ci si incontra ogni giorno (a proposito, a Playa non esiste giorno di chiusura...), si va su internet (free wifi), si chiacchiera, ci si racconta, italiani residenti e di passaggio, messicani, canadesi, gruppetti eterogenei di persone che hanno solo voglia di scambiare sensazioni ed emozioni. La sera si va Da Bruno, forse il miglior ristorante italiano sulla 5 Av. (non me ne vogliano gli altri, ma ci ho lasciato un pezzetto di cuore lì...), aperto dalla signora Innocenza, una riminese DOC, 16 anni fa e che porta il nome del suo adorato figlio (Bruno sta aprendo un altro ristorante a Merida, in bocca al lupo!). Innocenza è un vulcano e un'ispirazione. Sa tutto, consiglia, suggerisce, con leggerezza e consapevolezza, riportando in Messico quel suo spirito romagnolo che ti fa pensare che tutto è possibile. Dirige il ristorante Felipe, un brasiliano trapiantato in Italia ormai tanto tempo fa e che ha deciso di ricominciare a girare il mondo con tutta la sua famiglia. Lo conoscevo già Felipe qui in Italia, e col suo garbo e la sua professionalità sono sicura che ha apportato al ristorante Da Bruno una marcia in più, semmai ce ne fosse stato bisogno. Ringrazio lui, Innocenza e tutto lo staff per avermi accolta come una naufraga su un'isola felice (provate i gamberoni in tempura con scaglie di mandorle e miele al limone!)
Poi capita di andare al mare...che dire. Noi in Italia abbiamo luoghi meravigliosi: la Sardegna, il Salento, la Sicilia, la Calabria, le isole della Toscana e tanti altri che sarebbe impossibile citarli tutti (vi assicuro che li ho visti quasi tutti). Tutti questi magnifici luoghi hanno un solo grave difetto: non puoi fruirli in inverno. In Messico ci puoi andare sempre, e lasciarti catturare dai colori immergendoti nell'acqua già calda alle 7:30 del mattino quando si è in gennaio e in Italia nevica, vi assicuro non ha prezzo.
Playa Mamita

Poi c'è la storia, l'archeologia, il mito dei Maya. Quest'anno sono andata solo a Tulum, sito Maya sul mare, davvero unico proprio per la sua ubicazione. Non era una giornata particolarmente bella, pioveva e il mare era agitato. Mi sono fermata davanti al Tempio del Vento e ho immaginato di essere lì, secoli prima, a scrutare il mare che da lontano portava tra le sue onde vele di invasori che avrebbero soggiogato la civiltà Maya, e ho sentito lo stupore e la paura, l'allarme e i tamburi...si può percepire, ve l'assicuro...
Tulum

Questa è stata la mia vacanza (in pillole...c'è molto, molto di più!). Ho raccolto informazioni sul cosa fare se ci si vuole trasferire lì (documenti, formalità, opportunità, etc.), sul come si vive e perché andare. Chissà, magari un giorno deciderò di volere il sole tutto l'anno...Hasta luego!
Sed




Un assaggio del nuovo romanzo

Sono appena tornata da una vacanza in Messico e l'occasione è stata "ghiotta" per trascorrere ore di assoluto relax davanti a un mare splendido dai mille colori a scrivere, scrivere e scrivere. Il mio secondo romanzo "Nata in una casa di donne" è quasi terminato. Qui un piccolo assaggio:


Giorgio era un romantico. Nato anche lui nel sud Italia, si considerava però un cittadino. Veniva da Napoli, e ne era fuggito dopo la fine della guerra per cercare quell’autonomia e quella serenità che nella sua casa natale non esistevano ormai già da tempo. Ne aveva vissute di cose lui, e ne aveva viste…
Figlio di uno “scarparo”, che a differenza del ciabattino le scarpe le creava, non si limitava a ripararle, aveva vissuto una fanciullezza tutto sommato felice. Abitava in una casa di due stanze enormi, adiacente alla bottega del padre, che condivideva con una decina tra fratelli e sorelle di tutte le età, e lui era il terzogenito. Sarebbero stati sedici, se fossero vissuti tutti, perché sua madre, che soffriva di disfunzioni non meglio definite, era stata convinta da un medico che solo durante la gravidanza i suoi disturbi si sarebbero attenuati, e lei giù a sfornar figli. All’epoca si viveva con poco e fare lo scarparo era un mestiere nobile, che portava tanti denari in casa, perché i ricchi signori e le loro dame non facevano altro che ordinare nuove calzature per mostrare al mondo quanto era alla moda la nobiltà partenopea. E così mastro Giuseppe si poteva permettere di avere una carrozza, con la quale, nei giorni di festa, portava a spasso la famiglia (riusciva a farceli stare tutti!) fino a Portici e, a volte fino a Posillipo, a vedere il mare e il golfo di Napoli in tutto il suo splendore. - Uè, masto Giusè, è bella a vita dint’a carruzzella eh! – lo apostrofavano i vicini invidiosi di tanto benessere. E mastro Giuseppe salutava con la punta delle dita mentre sua moglie faceva le corna in basso e bisbigliava irripetibili scongiuri. Poi vennero la guerra, e i bombardamenti, e la fame. Nel settembre del 1943 Giorgio aveva tredici anni. Da giorni viveva con la sua famiglia rintanato in casa, uscendo solo di notte con suo padre in cerca di cibo, rischiando la vita ad ogni angolo a causa del coprifuoco. Neppure il mercato nero riusciva più a soddisfare i bisogni di una popolazione stremata e terrorizzata dai continui attacchi e costretta a vivere nei rifugi, in condizioni malsane, senza sapere se e quando sarebbe potuta uscire.
Giorgio e la sua famiglia erano rimasti a casa loro perché suo padre non voleva abbandonare i suoi preziosi attrezzi nelle mani degli sciacalli e, soprattutto, in quelle dei tedeschi che pattugliavano le strade e si appropriavano di ogni cosa potesse tornare utile prima di evacuare la città. La fame li aveva spinti a raccattare, lungo la ferrovia, qualunque tipo di vegetale spontaneo riuscissero a trovare; persino la “pucchiacchella”, che generalmente si usava per preparare il pastone ai maiali, pareva una prelibatezza in mancanza d’altro. E così mamma Lucia li rimpinzava di minestre di patate e insalata, sperando di riuscire a saziare l’appetito senza fine dei suoi dieci pargoletti. Molti in famiglia si ammalarono, qualcuno morì. Giorgio si avventurò fino a Salerno, dove si trovavano gli alleati, per cercare un po’ di penicillina che avrebbe potuto salvare uno dei suoi fratellini. Quaranta chilometri d’inferno, correndo di notte alla flebile luce della luna, nascondendosi dietro ogni cespuglio, ogni anfratto, ogni volta che sentiva il rumore di passi cadenzati o lo scoppio di un motore, con l’eco lontano di mitragliatori che sparavano, chissà a chi, chissà a cosa…
Ma non fece in tempo; suo fratello morì mentre lui, con le lacrime agli occhi, stremato, il viso sporco di fango, riceveva nelle mani, da un soldato americano, il prezioso farmaco. Forse fu la rabbia che gli montò in corpo come una marea per quell'inutile avventura, forse fu la disperazione di voler vedere finito, in un modo o nell’altro, tutto quell’orrore; si da il caso che Giorgio si ritrovò, quel 27 settembre 1943, a gettare pietre e insulti sui tedeschi che transitavano dal Rettifilo, partecipando così, senza saperlo, a quella storica insurrezione popolare che sarebbe stata ricordata come “Le quattro giornate di Napoli”. “Io vulesse truvà pace, ma na pace senza morte, una mmiez’à tanta porte s’arapesse pe campà.” (Eduardo De Filippo da “De Pretore Vincenzo” 1948).¹
Avrebbe dimenticato il dolore, col tempo, o forse lo avrebbe solo trattenuto nel luogo più recondito del suo cuore, chiuso dal lucchetto del silenzio perché la voce avrebbe potuto tradirne la presenza. Giorgio si risollevò, come Napoli, ma perse l’innocenza. Trascorse ancora qualche anno in famiglia, per terminare gli studi, e poi partì per la carriera militare, come se quella scelta potesse farlo sentire al sicuro. Non ci furono lacrime né abbracci con suo padre, né sua madre lo riempì di raccomandazioni; il tempo della dolcezza e dei sorrisi aveva lasciato il posto alla fatica di ricostruirsi la vita.

sabato 17 dicembre 2011

In punta di penna: 16 dicembre 2011. Il mio primo libro è ufficialmente pubblicato...

In punta di penna: 16 dicembre 2011. Il mio primo libro è ufficialmente pubblicato...

16 dicembre 2011. Il mio primo libro è ufficialmente pubblicato...

Sono ancora frastornata da tutte le emozioni provate ieri sera. I commenti, gli applausi, gli occhi lucidi di commozione dei miei cari e anche dei volti sconosciuti che sono intervenuti alla presentazione ufficiale del mio romanzo. Che dire. Grazie a tutti, di cuore. Un grazie speciale alla Melody Records Editoria per aver creduto in me, al Dott. Alessandro Occhipinti che ha mirabilmente relazionato "Colui che ritorna", a Alessandro Iori che ha reso i brani letti ricchi di phatos e di vibrante atmosfera e al Maestro Marco Podda che mi ha concesso il privilegio di far ascoltare alcuni suoi brani durante la serata oltre ad aver firmato la prefazione. Grazie a Francesca Galatoli, splendida Event Planner che ha reso tutto semplice. Il libro ieri sera è andato "sold out". Per il momento potete prenotarlo sul sito www.melodyrecordseditoria.it . Ve lo consegneranno in pochissimi giorni e, fino a Natale, la spedizione è free. Da gennaio nelle librerie indipendenti in giro per l'Italia.


Sed

martedì 6 dicembre 2011

E' UFFICIALE...IL MIO PRIMO ROMANZO E' STATO PUBBLICATO!

Questa è la copertina, e l'emozione è grande...Il 16 dicembre, alle ore 20.00, presso il Remax Place in Via Garibaldi 88 a Roma, ci sarà la presentazione ufficiale del mio primo romanzo "Colui che ritorna", e lo si potrà acquistare. Finalmente lo toccherò, ne sentirò l'odore, e da quel momento non sarà più una cosa solo mia. A tutti coloro che parteciperanno, a tutti coloro che lo acquisteranno, auguro BUONA LETTURA!

Sed