Visualizzazione post con etichetta blog. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta blog. Mostra tutti i post

domenica 17 giugno 2012

VINCERE UN PREMIO LETTERARIO

Vincere un premio letterario è un'esperienza particolare. Non si tratta certo del premio in sé, non ha un valore intrinseco che cambia la vita ne si può circolare per giorni o mesi con una targa appuntata sul petto a mo' di gualdrappa. E' il valore morale che il premio ha che è importante. Significa: "qualcuno che non conosci ha letto il tuo libro e lo ha trovato meritevole". Quando si scrive si è soli davanti alle pagine bianche, con le emozioni e lo scoramento provocati dall'attività di riportare in prosa fluida ciò che il cuore in subbuglio detta. Poi timidamente si sottopone lo scritto al giudizio degli amici cari, dei parenti i quali, nella migliore delle ipotesi, si azzarderanno a dare qualche consiglio, qualche annotazione, ma non proveranno mai a fare critiche , seppur velate. Poi per uno strano gioco del destino il libro viene pubblicato e letto da lettori veri (non che gli amici e i parenti di cui sopra non lo siano, ma loro sono praticamente obbligati a sottoporsi a questo esercizio...) e spontanei, e arrivano i primi commenti positivi e le prime critiche. Ogni email è aperta con trepidazione, ogni recensione è sottoposta all'analisi dettagliata delle singole parole e capoversi, ogni commento può dar adito alle più ardite supposizioni. Ma è così, il libro non appartiene più all'autore ormai. Il pubblico se n'è appropriato e lo indossa come crede. Poi capita che un gruppo di perfetti sconosciuti, esperti, appassionati di libri decidano che quel libro meriti un premio, perché è bello, perché ne vale la pena, perché è giusto così. E allora tremante e emozionata ti alzi, ti avvicini al podio e ricevi tra le mani il riconoscimento ufficiale che il tuo lavoro ha un valore oltre il tuo cuore. Grazie per aver deciso che, in fondo, posso chiamarmi scrittrice... Sed

giovedì 23 febbraio 2012

Qualcosa di bello

Ti capita mai di sentire una sorta di pizzicore fastidioso alla bocca dello stomaco, qualcosa di indefinibile e inafferrabile, che non ha forma, sostanza, ma che vorresti in ogni modo cacciar via? E poiché non ci riesci ti prende quella frenesia di scappare, andare via, quasi che fuggendo quel fastidio possa restare lì, al palo...e magari ti illudi di esserti liberato ma no, se sbirci alle tue spalle lo vedi, ti aspetta, e allora che fare? Lo affronti! O vinci tu o vince lui...ma non può sempre vincere lui...
E' in momenti come questi che il cuore, la mente, l'anima gridano disperatamente il bisogno di qualcosa di bello, qualunque cosa, purché il colore acquisti toni più brillanti e il sorriso possa tornare, meno incerto, meno tremolante. E ti basterebbe questo, non vuoi molto, non ci vuole poi tanto...una piccola cosa bella, anche piccolissima, ma che sia tua, solo per te, gratuita.
Sed