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mercoledì 14 novembre 2012

Da un blog all'altro - Il tempo perduto è un bagaglio pesante

Dal mio blog Io scrivo una riflessione un po' amara...per chi ama Proust, sa bene di cosa parlo. Per chi non lo conosce, il sentire è lo stesso. Magari si può cominciare a leggere "Alla ricerca del tempo perduto", oppure si può solo decidere di agire.

A un certo punto il malessere arriva. Come una mazzata tra capo e collo, come una spinta giù, dopo tutta la fatica fatta per salire in cima a quella montagna. Certo che arriva. O forse è sempre stato lì, in agguato, pronto a ghermirti al primo attimo di debolezza. Non sei così forte, non sei così forte, pare sussurri malevolo all’orecchio ormai stanco.

Lasciatemi stare, lasciatemi alle mie cose, a me, non posso continuamente inseguirmi. Lasciarsi andare, sarebbe bello…lasciare che il tempo agisca da solo, senza interporsi, senza agitarlo più del necessario, un lento, docile scivolamento verso un altro tempo.

In stile molto proustiano ho guardato al tempo passato e gli ho dato la dignità di un presente vivibile, accettabile. Gli insegnamenti, la memoria, il sentire che fu, mattoni per costruire una vicenda umana, per narrarla. E’ il mio bagaglio, e non lo rinnego. Ma non può essere il mio nutrimento per sempre. A forza di soffermarmi e guardare con incantata beatitudine a tutta quella saggezza antica, ho perso di vista lo scorrimento del tempo reale, che passa, mica aspetta. E ora dovrei correre? Non posso, non posso farlo ora, ora che le gambe cedono, ora che ho le braccia molli per il troppo peso sopportato, il peso mio e quello delle cose fatte e di quelle ancora da fare.

Guardo la mia ombra proiettata in avanti, nonostante me, nonostante il mio continuo voltarmi indietro. E’ questo l’errore? Si può camminare velocemente e con destrezza guardando costantemente ciò che si lascia indietro? Non si può. Eccolo qui il malessere, la tristezza, lo sconforto. Bisogna per forza abbandonare qualcosa, lasciarla lì dove si trova e voltarsi, per la miseria, voltarsi…ma quanto è difficile. Tutte le certezze accumulate in quel bagaglio che si chiama vita, a che servono adesso, adesso che sono solo il peso da lasciare in terra per viaggiare leggera?

Le metterò in un cassetto, questo farò. Ora devo scrivere una pagina nuova, che è lì, davanti a me, un foglio bianco senza aloni e senza gloria, un’incognita. Ripassando da  questo quando, perché accadrà, tirerò fuori quel che mi necessita, uno spunto, un confronto, sussistenza momentanea al maratoneta, poi andrò oltre. Ora però conta fare ordine, pulizia. Fermarsi, riprendere fiato, rifocillare l’anima, e poi correre.

Sed

sabato 6 ottobre 2012

DISCOVERING MYSELF


Ho fatto un viaggio da sola quest'anno. Serve a volte, aiuta a scoprire la nostra capacita' di superare i nostri limiti, le nostre incertezze. Si perché non l'ho fatto in Italia questo viaggio. Sono andata in Messico. I luoghi mi erano già noti, eh beh, un piccolo aiutino d'incoraggiamento dovevo pur darmelo. Ma la spinta emozionale, quella era un'incognita. Come avrei reagito ai miei silenzi, ai miei tentativi di capire una lingua non mia e di farmi capire, al mio guardare ogni giorno allo specchio la mia faccia, solo quella, ai pasti solitari al ristorante? In realtà ciò che più mi premeva era scoprire se ero in grado di conoscere, di avvicinare la gente. Quello era il mio limite, in quello dovevo trovare il coraggio. 
Una donna sola in Messico non corre particolari rischi, specie nello Yucatàn, e allora ho deciso che sarei andata ovunque i miei piedi mi avrebbero portata, seguendo l'istinto, annusando l'aria del mattino per saggiarne la consistenza, come i marinai che assaggiano il vento per la giusta rotta. E così ho scovato un caffè gestito da ragazzi toscani, dove riunirsi con altri italiani trapiantati era d'obbligo dopo pranzo, per due chiacchiere, sostegno, sapore di casa. 

Poi ho trovato il Mamita, che di messicano non ha nulla, ma che ha una spiaggia meravigliosa e serve un Margarita da sogno, in riva al mare, mentre il sole piano piano scivola in acqua, così grande e rosso che pare di poterlo toccare. 
E poi ho incontrato Innocenza. E questa storia sta diventando un libro, ispirato a lei e a quello che ha saputo darmi nella semplicità di tante chiacchiere da passeggio.
 Sed