martedì 2 aprile 2013

FACEBOOK e la privacy: una denuncia

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Da un po' di tempo Facebook, il social più utilizzato in tutto il mondo, sta sperimentando una nuova forma di A-socialità. In pratica ti chiede, per utilizzare il tuo account, di "identificare" 5 tuoi amici.
Ma cominciamo da alcuni presupposti. Facebook era nata come una piattaforma di socializzazione dove ritrovare gli amici d'infanzia, i compagni di scuola, persone, insomma, perse di vista da tempo. ERA. Poi c'è stata un'evoluzione. E' diventato il luogo dove ci si incontra, anche tra perfetti sconosciuti, e si parla di tutto, ampliando così quella rete "sociale" tanto utile nell'acquisire una certa visibilità che anche le aziende ormai non ne possono più fare a meno.

E quindi succede che, ai 50/100 amici reali che all'inizio fanno parte del tuo profilo, della tua ristretta  cerchia sociale, si aggiungono facce e profili mai visti prima. Ma va bene così. E' una regola che ormai abbiamo accettato tutti. In fondo anche quei 50/100 amici non somigliano nemmeno più all'immagine che per anni ci siamo portati dietro, nel ricordo, nella memoria confusa di ragazzi ormai divenuti adulti. Sono anch'essi degli sconosciuti.

Ora io immagino che questo allargamento della rete possa creare a molti qualche problema: follower indesiderati, spamming sconsiderato, chat non richieste. Ma gli strumenti per evitare tutto questo ci sono. Sono le restrizioni del profilo che Facebook offre, basta utilizzarle. Diversamente NON USATE FACEBOOK. Perché capita che qualcuno, non si sa bene chi visto che il servizio assistenza di questo social è inesistente, decide un bel giorno di mettere gli account "sotto sequestro". Quelli segnalati dall'imbecille di turno, magari perché il tuo account gli dà fastidio, magari perché gli stai antipatico.

E allora succede che, se vuoi rientrare nel tuo account, devi passare dalle forche caudine del "riconoscimento" di 5 amici. E che ci vuole direte voi? Già...se tu li conoscessi tutti quegli amici. Se ci fossero foto reali e non immagini di piante, di cartoni animati o di attori famosi, la fiera delle crisi d'identità, insomma. Se i nomi fossero veri e non pseudonimi o fantasiosi nickname. E se pure, con fatica, utilizzando due pc per aiutarti, tu riuscissi a identificarli sul serio quegli amici, magari ti arriva il messaggio che "ci hai messo troppo tempo" (perché c'è un cronometro che gira, sappiatelo...) oppure, peggio, che "al momento non abbiamo strumenti adatti all'identificazione, riprova più tardi".

E tu magari ci lavori con quell'account, ci hai legato pagine, ci hai scritto pezzi di vita, ci sono le TUE fotografie, che non potrai utilizzare, cancellare, modificare. Insomma, non sei più padrone di te stesso, social individuo, isolato, cancellato, a-socializzato da un social network.

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Questa cosa NON MI PIACE. Come non mi piace l'utilizzo così commerciale di Facebook, ma che ho dovuto accettare e adeguarmi. Se è consentito a chiunque, azienda o privato che sia, sconosciuto comunque, di entrare nella mia sfera personale, nel mio spazio, con banner pubblicitari, finestre promozionali o quant'altro senza che io possa, in nessun modo, oppormi, solo in virtù di accordi commerciali che fanno guadagnare a Facebook tanti denari, DEVE essere consentito a me di non ricordare, di non saper identificare, di non essere veloce, di avere tanti amici nella rete senza conoscerne nessuno o quasi. Non voglio pensare che Internet non sia più quella rete democratica che pensavo che fosse.

Sed

4 commenti:

  1. DAto che ci conosciamo da molto tempo, mi permetto alcuni appunti:
    > Scrivi: "Se è consentito a chiunque, azienda o privato che sia, sconosciuto comunque, di entrare nella mia sfera personale, nel mio spazio, con banner pubblicitari, finestre promozionali o quant'altro senza che io possa, in nessun modo, oppormi". Non è lui che è entrato nella tua sfera personale, sei tu che sei entrato nella sua e l'hai fatto accettando delle regole. Se ti interessa un programma in tv, accetti di sopportarne la pubblicità. Se ti interessa usare il servizio di FB (molti contatti, gruppi ecc) accetti la pubbicità. Sei a casa sua, le regole le deide lui. Tu puoi sempre scegliere di uscire.
    > "Non voglio pensare che Internet non sia più quella rete democratica che pensavo che fosse". Facebook non è Internet, è una parte di internet. Sul fatto che Internet possa essere democratica ci sarebbe molto da dire, ma è pericoloso confondere Facebook (azienda privata, libera di fare quasi tutto ciò che vuole con il propro sito)con Internet.

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    1. In merito al primo punto mi pare di aver detto la stessa identica cosa. Infatti ho precisato che, se non vuoi accettare che queste cose ci siano è meglio che su Facebook non ci vai affatto. <"Ora io immagino che questo allargamento della rete possa creare a molti qualche problema: follower indesiderati, spamming sconsiderato, chat non richieste. Ma gli strumenti per evitare tutto questo ci sono. Sono le restrizioni del profilo che Facebook offre, basta utilizzarle. Diversamente NON USATE FACEBOOK." >

      Per quanto riguarda il secondo punto il mio riferirmi a Internet in generale è una provocazione. So bene che Facebook non è la rete, ma ne fa parte. E un esempio del genere potrebbe generare dei cloni. Il problema è che non ci sono interlocutori in questo caso. Vorrei sapere in base a quali regole Facebook si "trattiene" le mie informazioni, precludendo a me la possibilità di utilizzarle. Loro sono padroni dello spazio che ti fanno utilizzare, ma delle mie informazioni sono padrona io.

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    2. E comunque +Imparafacile Runo grazie per l'intervento e scusa ma questa cosa mi manda davvero fuori di testa... :D

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  2. Sto imparando a prendere le distanze dallo strumento FB, ad usarlo in modo sempre meno personale. Ripeto, sto imparando. Non è facile, ma ci provo. Avevo già fatto la scelta, da subito e cioè dall'attivazione del mio account, di non condividere foto personali o informazioni troppo private, ma recentemente ho sperimentato che non basta e che il concetto di privacy è un falso ideologico. In realtà non esiste e l'unico modo per difendersi è il nostro comportamento in rete.

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