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sabato 23 marzo 2013

INCOMPIUTO un noir di Marco Reale



Era davvero tanto che non leggevo un giallo. Meglio, un noir. Temevo quasi di aver perso l’abitudine al linguaggio e al ritmo di un genere così particolare. Invece no. Si può, per fortuna, perdere l’abitudine a leggere libri non belli, ma questo esordio narrativo di Marco Reale, Incompiuto (Ed. L’Erudita) è davvero un esordio felice.

È veloce. Nel senso che ti prende da subito, sin dalle prime righe, con un incipit avvincente che “fotografa” il colpevole, il cattivo, ma che ti trascina fino alla fine senza mai svelarlo. Non è facile… Io in genere, quando leggo un giallo, a metà racconto mi sono già fatta un idea. Qui no. Ve l’assicuro. Il colpo di scena nel finale è davvero sorprendente. E anche l’intreccio di storie, il fil rouge che lega i personaggi gli uni agli altri, è talmente ben congegnato che non lo si perde mai.

La storia si svolge tra Roma e la Toscana, e già questo arricchisce il racconto di sfondi suggestivi, pregni di storia e arte, i luoghi ideali per lo sviluppo di eventi che hanno come protagonista la ricerca di un reperto archeologico legato a un artista del calibro di Michelangelo, l’Incompiuto appunto. A condurre le indagini due detective del tutto casuali, Max e Silvia, ragazzi di oggi con le loro problematiche, le loro insicurezze, la loro voglia di evolvere se stessi prima di ogni altra cosa e che si trovano in questo intricato giallo internazionale più per spirito di avventura che per altro. Almeno all’inizio. Perché l’avventura poi si fa seria e pericolosa, e in gioco ci sono, oltre alle loro vite, il bisogno di sentire che un futuro possibile c’è, altre prospettive, altre scelte. È così che si cambia. E si cresce.

I personaggi sono tratteggiati con cura senza che la descrizione diventi pesante. Marco Reale ci racconta i dettagli per far emergere il carattere di ognuno dei protagonisti, e ci riesce benissimo. Si intuisce che l’autore è avvezzo alla scrittura cinematografica. Lui ci fa sfogliare un album di istantanee di scena e intanto ci racconta gli avvenimenti con lo stesso ritmo di un film. Capitoli brevi, cambio di scena veloce, piani sequenza. Si legge tutto d’un fiato e non ci si stanca, perché i dettagli, man mano che vengono svelati, come i tasselli di un puzzle vanno al loro posto creando una trama avvincente.

Se avete voglia di diventare anche voi detective per un giorno; se siete stanchi di leggere Faletti o Dan Brown; se sognate di vivere un’avventura che vi sconvolga la vita. Beh, ci sono 200 pagine mozzafiato che vi attendono, quelle dell’Incompiuto, di Marco Reale.

Titolo: Incompiuto
Autore: Marco Reale
Editore: L'Erudita
Collana: L'Innocente
Uscita: Novembre 2012
Prezzo: 16 euro
ISBN: 978-88-6770-009-7

domenica 25 novembre 2012

Gli sciacalli degli scrittori esordienti

Immagine presa da qui


E' già difficile emergere come scrittore nel magico mondo dell'editoria, specie se come selfpublisher. Si naviga a vista in un mare di opportunità, dubbi, notizie vere e fasulle, piattaforme di distribuzione, post, blog, pagine social, tutto per farsi vedere, per essere credibili e riconoscibili come autori, per poter dire: "Ehi, io esisto, mi vedi? Mi leggi?" Non è facile, no. Si perde tempo, si occupano ore a promuoversi anziché scrivere, e questo a volte porta a poco o nulla. Perché c'è diffidenza in giro, nei confronti del selfpublisher. Il lettore dice: "Perché dovrei spendere i miei soldi per uno sconosciuto, che magari mi rifila un prodotto di scarsa qualità?"
E allora lo scrittore indipendente si rende conto che ha bisogno di sponsor, di mentori che parlino di lui, della sua opera. Una recensione vale molto, nel gradiente del pubblico lettore.
E' in questo  momento che entrano in gioco gli sciacalli. Così come le case editrici a pagamento loro offrono recensioni a pagamento. Piccole cifre, nulla di che, ma gli scrittori esordienti sono tanti, tanti.
E' il caso di Consigliamoci un libro. 

Pagine e pagine su Facebook, uno pseudoblog pieno zeppo di banner pubblicitari, recensioni copia/incolla di libri famosi e, per quelle dedicate agli esordienti che hanno abboccato, testi sgrammaticati e a volte senza nessun contesto significativo. 
Ma c'è di più. C'è il caso di quando, pur avendo versato l'obolo (a detta loro serve a coprire le spese del sito), pur avendo inviato il libro, magari la versione cartacea con tanto di spese di spedizione, non ti inseriscono affatto e, dopo un paio di mesi, ti ricontattino nuovamente dicendo: "SALVE! HO VISTO CHE HAI SCRITTO UN LIBRO. SE VUOI LO INSERIAMO NEL NOSTRO SITO E FACCIAMO UNA RECENSIONE!" Proprio così, tutto in maiuscolo.
Ne ha scritto da poco Roba da scrittori a questo link e li ha definiti Gli spillasoldi. E' un post molto esplicito, ma a me vien meglio chiamarli col loro nome: Sciacalli.
A voi la scelta cari colleghi scrittori. Potete anche decidere di cedere alle lusinghe della recensione facile. Io preferisco scegliere di meritarla.

venerdì 13 aprile 2012

Musil - Il giovane Torless - RECENSIONE

Fresca di lettura di un classico, Il giovane Tӧrless di Robert Musil, provo a farne una recensione prima che il senso di quanto letto svanisca nelle nebbie di più quotidiani pensieri.

Robert Musil

Musil dice che per lo scrittore i riferimenti autobiografici sono una regola, e senz’altro nell’opera giovanile Il giovane Tӧrless è facile intuirlo, ma non voglio far qui un’analisi del pensiero e della vita dell’autore. Voglio invece soffermarmi sulle sensazioni. C’è lo smarrimento, c’è la banalità di una quotidianità piatta, monotona, c’è il color seppia di quelle foto d’epoca di cui si intuisce il contenuto mentre i contorni rimangono sbiaditi, sfocati. E poi c’è la sensibile descrizione dei dettagli, la luce di alcuni paesaggi e degli antri nascosti e scovati quasi per caso, quel pulviscolo dorato che pare avvolga ogni cosa ma che dona fascino e mistero anche a un semplice pavimento di tavole di legno. Su tutto domina la crudezza del racconto, la descrizione semplice, senza enfasi e per questo più vera delle angosce adolescenziali e degli smarrimenti che ne derivano. I giovani maschi dell’inizio del ‘900 uguali ai giovani maschi di oggi, ma forse più smaliziati, più curiosi e per questo crudeli nella loro ricerca interiore e nel loro spasmodico bisogno di appagare i sensi, appagare i bisogni, placare la febbre del cambiamento sperimentando senza porsi limiti di coscienza e di decenza. Il sesso, la sodomia, le torture e il tormento interiore sono narrati con delicato distacco, lo stesso che accompagna il giovane protagonista e che riesce, in uno stile narrativo mai volgare seppure esplicito, a catturare l’attenzione e a far si che le stesse domande che assillano Tӧrless giungano al lettore attuali e pressanti, e le risposte restino comunque sospese e perdute nel passaggio inevitabile dall’adolescenza alla maturità.
Il racconto dei fatti di per sé è scarno e potrebbe essere contenuto in una cartella. La storia di un gruppo di giovani cadetti in un collegio austriaco agli inizi del ‘900, dei loro turbamenti adolescenziali e della loro ricerca di un senso ai perché della vita, dove l’invisibile, l’irreale si confondono con il visibile e il reale in un percorso univoco dove ciò che non è tangibile (anima) ne è parte integrante e necessaria, un ponte per poter accedere alla visione reale dell’esistenza.
Tutto ciò che “riempie” l’opera è una cornice colma di suggestioni visive ed emozionali, in cui le parole “rotolano” e sobbalzano restituendo al lettore il piacere di una corsa in discesa nel pendio dell’arte letteraria.
Sed

domenica 19 febbraio 2012

Affacciata alla finestra della vita, qualcosa succede...

Affacciata alla finestra della mia vita aspetto sempre che qualcosa accada. E a volte, se ci penso intensamente, le acque dell'indefinito si muovono e, tra le increspature lievi intravedo qualcosa di bello.
Sed


http://www.i-libri.com/colui-che-ritorna-di-cetta-de-luca.html

mercoledì 15 febbraio 2012

Perché Sanremo non è stato Sanremo #2 Le risposte di Facebook

  • Questa è stata la risposta di Facebook durante la prima serata. Solo alcuni commenti, anche da SanremoSocial. Si continua a parlare di share (altissimo, certo) e non di gradimento. E l'ipocrisia degli addetti ai lavori che ieri hanno allegramente denigrato e oggi hanno spalmato di miele ogni singolo commento. Qualcuno ha tentato di dire la verità, voce fuori dal coro ma assolutamente dentro la realtà. Celentano ha battuto tutti, e come diceva qualcuno, "anche male purché se ne parli". Obbiettivo musica miseramente fallito. I giovani ci diranno qualcosa di più? Ai naviganti del web l'ardua sentenza.
    Sed

    Angela Costantino ma per favoreeeeeeeeee!!!
    21 ore fa · 

  • Giorgio Pigozzi è un'oscenità!!!
    21 ore fa · 

  • Giorgio Pigozzi il ballo del museo delle cere!
    21 ore fa · 

  • Rosa Miele Massimo nun s pó guardà
    21 ore fa ·  ·  1

  • Giorgio Pigozzi ripeto...è osceno!!!
    21 ore fa ·  ·  1

  • Rita Scicchitano Vergognoso
    21 ore fa ·  ·  2

  • Anna E Stefano ke skifo
    21 ore fa ·  ·  1

  • Rosa Miele Ma che vo Celentano dai preti
    21 ore fa ·  ·  1

  • Antonella Di Lorenzo Quanto durerà questa lagna?
    21 ore fa ·  ·  1

  • Rosa Miele Ma quando inizia sanremo





    • Elisa Perrella Canzoni mediocri, tutte uguali o quasi; penso si salvi solo Irene Fornaciari e Dalla con Carone. Celentano PATETICO, la scenetta con la Canalis è stata pietosa. Al posto di sollevare gli animi in un momento di crisi, li ha abbattuti ancora di più. La satira su Silvio non funziona più, almeno a me non fa più ridere, sono cose dette e ridette! Rocco Papaleo ha dimostrato di essere un artista "ostacolato" da un Gianni Morandi incapace e poco credibile. L'anno scorso non ho visto neanche una puntata...quest'anno ho visto la prima, e me ne sono pentita amaramente. Senza aprire il discorso canone.
      9 ore fa ·  ·  3

    • Laura Picchiotti POTETE EVITARE DI RIPROPORCI NUOVAMENTE CELENTANO? Sinceramente lo preferisco come cantante che commentatore dei propri pensieri che, sinceramente, non ho alcun interesse di sentire, era meglio qualche bravo COMICO che ci mettesse un po' di buon umore invece che sempre le solite lamentele inutili di un finto buonista e benefattore PER FARLA BREVE HO DOVUTO CAMBIARE CANALE E NON HO VISTO IL RESTO DELLE CANZONI CHE ERA LA COSA PIU' IMPORTANTEEEEE GRAZIE!
      9 ore fa · 

    • Samuele Vianello Sanremo è in sintonia col clima, per trovare un'edizione fredda come questa bisogna andare a ritroso di parecchi anni... e per chiudere la schifezza Celentano c'era proprio biosogno della poesia di Vito Riviello: Un campo di girasoli....
      9 ore fa ·  ·  1